L’uguaglianza non è trattare tutti allo stesso modo

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Vieni qui, a papino tuo, che ti voglio raccontare una storia.

Non hai sonno, lo capisco, le bambole ti son venute a noia, non ti preoccupare, sdraiamoci qui sul tappeto, chiudiamo la luce, e stai a sentire.

C’era una volta una ragazza, chiamiamola Luce.

Luce amava correre.

Correva in continuazione.

Correva nel corridoio, proprio come te, correva dal fratellino, correva dalla mamma quando le si sbucciava un ginocchio.

Correva a scuola, in palestra, correva al cinema, lungo il campo di calcio, incitando i compagni.

Il suo sogno erano le Olimpiadi… eh cosa sono, sono dei giochi cui partecipano bambini da tutto il mondo. Mancava poco a questi giochi, lei si allenava duro ogni giorno, anche se non aveva i soldini per avere maestri importanti, lei si allenava, e come sudava, papino, come sudava.

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Luce

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Leggendo il bravo Luca mi è tornato in mente un episodio di tanti anni fa, forse 15, una vita fa.

Questa storia riguarda una Rachel che non c’è più, la nuova Rachel non sopporterebbe quello che sta per raccontarvi.

Lei era bella, mora, giovane come me, al massimo 30 anni.

Aveva i capelli raccolti in un perfetto chignon, lucidi.

La sua pelle era molto liscia e rilassata da un’evidente [ai miei occhi] vita agiata.

Suo figlio era in acqua a fare il bagno con il papà, l’altro figlio nel suo grembo, prossimo a nascere, forse ancora un paio di mesi.

Aveva bisogno di stendersi la crema solare.

Il mio allora marito era lì a sbavare, sperava di venirle in soccorso.

Glielo chiese [la sfacciata]..lui ci pensò un po’ su e poi rifiutò.

Giustificò ai nostri amici il rifiuto per via dell’approssimarsi del di lei marito.

Io come se non esistessi, io non rientravo nel motivo del suo rifiuto.

Non preoccupatevi troppo per la gravida, l’aitante bagnino la ricoprì di crema, come se piovesse…….