Memoria

“Bevi Rachel, bevi!!!”


Mio padre quotidianamente mi sollecita a bere ed io qualche volta lo prendo anche in giro per questo.


Domenica mi ha di nuovo raccontato di quando con Costanza Calò e sua zia Allegra andò alla stazione Tiburtina.


Il giorno prima, 16 ottobre, avevano strappato alle loro case gli ebrei per deportarli.

Continua nel mio vecchio blog.

Aggiungo, mio padre non c’è  più ed io mi ritrovo a ricordare per la seconda volta il 16 ottobre senza i racconti che mi faceva.

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35 pensieri su “Memoria

  1. Importante articolo. Tralasciando, per riguardo, le memorie della tua famiglia, penso a come sia sorprendente che in un luogo così domestico come la stazione Tiburtina potessero avvenire cose che riserviamo ai libri di Storia, come se la Storia riguardasse sempre luoghi e tempi lontani.
    E come la città che ci piace pensare onnipotente, si piegasse serva china del regime più umanamente incomprensibile d’Europa; dopo tanta caciara di magniloquenza, dopo tante ginniche dimostrazioni di gambette storte ma ambiziose.
    Hanna Harendt ne “La banalità del male” rende onore agli italiani dicendo che – escluse parentesi come la Risiera di San Sabba (vero campo di sterminio) e sull’isola di Arbe, in Italia, praticamente unica in Europa, il razzismo non attecchì, cioè non fu credo di popolo ma solo gesto politico di un gruppo. Dice che questo fu per una coscienza profonda di “antica civiltà”. Ci si sente bene, leggendo quelle parole; eppure tu ci ricordi che alla stazione Tiburtina un bimbo chiuso in un carro merci poteva chiedere acqua senza nemmeno averla, senza averla.
    Qualche volta ho pensato che la “destra” è la voglia di sottomissione mascherata da volontà di potenza; perciò le gloriose Milizie potevano far spadroneggiare un popolo belluino per le loro contrade e gli obbedivano come buoi, nelle loro stazioni.
    Hai fatto bene a ricordare tutto questo. Spero lo leggano in molti. Un saluto.

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    • Il razzismo non attecchì in Italia?!?!?! Ah già, l’ha detto la gentile signora che mentre la sua gente veniva sterminata si faceva sbattere dal nazista, che quando tutto è finito si è permessa di montare in cattedra a criticare gli ebrei per come si erano comportati durante la Shoah, che durante il processo Eichmann la sua unica preoccupazione è stata che Israele potesse strumentalizzare lo sterminio a fini politici. E se lo ha detto lei bisognerà di sicuro che sia vero.

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      • Non capisco questo sarcasmo feroce: non ho detto che io credo ad Hanna Harendt come a Maria di Nazareth, anche perché sono ateo. Ho detto invece che quelle erano le sue parole e che, da italiani (con sulle spalle la nascita del fascismo, il quale comprende il nazismo) quelle parole, dette da una personalità ebrea, facevano effetto balsamico; a me importa nulla chi si sbattesse l’Hanna (che non era certo attraente); importa che quelle parole ed il sentimento che portavano si scontrassero con quelle di Rachel e generassero una sintesi. Molte più di quelle che la Harendt sapesse sono state in realtà le sevizie commesse dagli italiani, fino alle guerre attuali. Ma il tema non era questo.

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      • No, non sessista: ho detto “razzista”. La mia non è una gratuita e bruta provocazione, Rachel, ma è parte del discorso in questo senso: di là da quello che ognuno può pensare della Arendt (ho imparato), io mi riferivo solo alle parole sue che mitigavano il razzismo italiano in confronto a quello degli altri Paesi. Perché io, da italiano, porto un senso di colpa storica causato dall’invenzione italiana del fascismo che è servito ai cupi livorosi tedeschi come modello per il loro bieco fascismo che chiamiamo (ma solo noi italiani facciamo questa separazione; nel Mondo si parla di “fascismo” anche per il nazismo) nazismo. Un complesso di colpa porta ansia, ed allora, il fatto che una personalità di religione (non “razza”) ebrea abbia raccontato di un’Italia un poco meglio, fa sentire un poco meglio. Credo io abbia ragione l’Hannah? No, manco per sogno: so bene cosa è successo ed ha continuato a succedere, qui. Ma il “balsamo” di cui ho parlato è come uno scongiuro: lo senti buono anche se non ci credi. Le parole della Arendt mi servivano solo come rovescio delle tue, perché sono state dette, come le tue, e ti sarai accorta come le abbia usate da parte perdente per il confronto. Come dire: “‘Italiani brava gente’, e poi vogliamo affondare i barconi dei migranti”, un confronto tra la teoria e la pratica dove si sa che la seconda vince sempre.
        Perché ho parlato di razzismo, però?
        Perché il razzismo è rifiuto totale – non parziale: totale – di qualcuno con tutto ciò che qualcuno porta e rappresenta. Il rifiuto di aver a che fare in alcun caso e l’obbligo di mescolarsi mai a questo qualcuno. Lo si sta a sentire mai: deve sparire e basta.
        Facile pensare allora che razzisti siamo un po’ tutti; per esempio: chi vorrebbe avere a che fare con un razzista? Verso i razzisti, siamo razzisti. Cogli il problema?
        Il problema è che serve una migliore definizione del razzismo, altrimenti è come per la freccia di Zenone: non si arriva che ai paradossi.
        E per definire meglio il razzismo, non c’è nulla da fare: dobbiamo criticarci un po’, accettare di potere avere in parte torto, perché solo i religiosi hanno tutte le ragioni e solo i religiosi sono razzisti. “I religiosi” sono coloro che partono con qualcosa di inamovibile in tasca ed una cipigliosa volontà di difenderlo di fronte ad ogni cosa; anche ad una prova contraria. E’ comune a quasi tutti noi un atteggiamento così, in alcuni più in altri meno; ma nei più deboli tra noi, è massimo.
        Chissà se mi sono spiegato; invio – come al solito – senza rileggere; speriamo. Ma il Mondo non cade certo solo perché io non mi spiego, perciò mi rassereno. Un saluto.

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      • Perché legge alla lettera, Barbara, in modo da poter “reagire” e non “dialogare”, ma su un blog non si possono fare svolgimenti di un milione di battute così da spiegare puntigliosamente ogni passaggio e si confida nella disponibilità dell’interlocutore nell’afferrare il concetto.

        (‘Arendt’ e non ‘Harendt’,, grazie Rachel: da vecchie letture, nuovi errori).

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      • Ah, dimenticavo: naturalmente non è lui che dice cazzate (e che decide con chi Rachel ha o non ha il diritto – o dovere? – di mescolarsi), no, sono io che non sono all’altezza di cogliere il suo ineffabile quanto sublime pensiero.
        Passo e chiudo, perché, sinceramente, non credo mi si possa obbligare ad abbassarmi fino a questo punto.

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    • Per gli italiani è stato facile diventare razzisti verso gli ebrei. Ci volle niente per prendere a schifo il compagno di giochi, con cui ti eri divertito fino al giorno prima, solo perché lo diceva il Fascio.
      Messaggere, non credere sia un’esclusiva della destra la voglia di sottomettere e spadroneggiare, ma immagino tu lo sappia già.

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      • Beh, con tutto il meticoloso lavoro messo in atto per secoli dalla Chiesa contro gli assassini di Cristo, non è che il Fascio abbia dovuto lavorare granché per convincere gli italiani che l’ebreo era il nemico da abbattere.

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      • Sì, lo so; ma io ho detto qualcosa di diverso: che la destra nasconde sotto la voglia di sottomettere, il bisogno di sottomettersi. A un capo unico o ad un popolo capo, è lo stesso. La destra ha una personalità femmina che maschera con l’immagine truzza, perché per chi non si sente uomo, l’uomo è rappresentato da un buzzurro puzzolente e violento. E’ la forza degli stereotipi. Se invece uno è un uomo, conosce il suo essere, e non ha bisogno di esibirlo. La destra non è fatta da uomini, anche quando sembra “sinistra”. Ma la sinistra non è il comunismo russo o cinese: la sinistra è il Capitale di Marx.

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      • Erasmo ha detto:

        Nel nostro blog abbiamo una colonna dedicata alle citazioni. Normalmente non chiediamo il permesso di citare, ma in questo caso lo chiedo, perché questo brano è molto appetitoso, e magari lei vorrà essere pagato. Se la cifra è ragionevole, possiamo trattare.

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      • Certo che dev’essere dura forte la vita di un poveraccio costretto ad avere la governante. Adesso si capisce perché sbarella così di brutto, poveromo, e tu dovresti avere un po’ più di comprensione.

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      • Niente da fare, Erasmo, sei troppo stupido, non ce la fai a cogliere le sue battute, sono troppo raffinate per te (non sei colto e non hai colto).
        @Rachel: la tua battuta sulla sessista non l’ha proprio capita (troppo rozza per uno così raffinato) e guarda che razza di pippone ha tirato su per rispondere a quello che non aveva capito (giuro che se capitasse a me di fare una tale figura di cacca, andrei a nascondermi sotto il letto dalla vergogna per i prossimi dieci anni almeno).

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  2. Passi che il perbenismo politicamente corretto impedisca di dare dello stronzo a arabi e africani, ma cosa c’entra il razzismo? Ognuno dovrebbe poter decidere di avere a che fare e mescolarsi con chi crede, almeno con quelli della propria religione visto che gli altri sono imposti.
    Checcazzo, siete molto peggio di Savonarola.

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  3. Credo che dovremmo tutti, con la massima serietà, studiare questa interessante quanto innovativa teoria (o dovrei dire filosofia?) in base alla quale una richiesta di non mescolare il ricordo di una persona (infornata ad Auschwitz) con il pensiero* di un’altra persona (che sugli infornati ad Auschwitz ci ha pisciato sopra), equivale, né più né meno, a un rifiuto totale – non parziale: totale – di qualcuno con tutto ciò che qualcuno porta e rappresenta. Il rifiuto di aver a che fare in alcun caso e l’obbligo di mescolarsi mai a questo qualcuno. Lo si sta a sentire mai: deve sparire e basta. Il che è la quintessenza del razzismo. (Perché tra l’altro – è evidente, e solo gli stupidi ottenebrati dall’odio razziale possono non capirlo – “qualcuno” è una razza). Quindi la nostra Rachel, per chiamare le cose col loro nome, è una razzista a tutto tondo. La differenza – ammesso che ci sia – fra lei e le SS che hanno infornato sua zia è al massimo una questione di sfumature.

    *anche se “pensiero”, in certi casi, sembra francamente una parola grossa.

    PS: sapete ragazzi? La Shoah non c’è mai stata e la settimana prossima Rachel festeggerà il compleanno della zia, che è sempre stata tranquillamente nella sua casa.
    Non vi sentite tutti balsamizzati, anche se sapete che è una balla?
    E adesso scusate, che devo andare un attimo a vomitare.

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    • Erasmo ha detto:

      Mi sento balsamizzato, perché, da italiano, porto un senso di colpa storica per:
      -il fascismo
      -il colonialismo, sia pure in ritardo rispetto ad altri
      -la strategia della tensione
      -il rogo di Giordano Bruno
      -la mafia
      -la camorra
      -la ndrangheta
      -il delitto d’onore nel codice penale
      -le barche affondate
      -il rigore sbagliato da Baggio nel 1994
      -la Sacra Corona Unita (me l’ero dimenticata prima)
      -le partite truccate da Moggi
      -quello spermatozoo vigliacco prodotto dal sig.Luigi Berlusconi verso il gennaio del 1936.

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